La mossa di Renzi: studio sugli sprechi del PD

 

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vogliamo rinnovare l'intera classe parlamentare non più affidabile ! con giovani onesti controllabili cittadini preparati laureati ma soprattutto incensurati ! riportare la politica per il bene comune giustizia uguaglianza solidale verso i cittadini più sfortunati primo passo reddito minimo di cittadinanza alle famiglie senza reddito.

 

 

 

 

 

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RIFORMIAMO I PARTITI E I SINDACATI

 

 

Questo blog è di promozione sociale non ha scopo di

lucro, nasce per creare nuove coscienze, nasce  per divulgare autonomamente  il pensiero del movimento 5 stelle e nel contempo  studiare, analizzare

e commentare il fenomeno BEPPE GRILLO ,che ritengo sia importante per dare un colpo mortale alla partitocrazia, ai comitati d’affari dei partiti e dei sindacati  che con i loro padrini-oligarchi hanno reso in decenni di disonestà istituzionale  il nostro paese povero e senza futuro

usando soldi pubblici.

IL SIGNOR BEPPE GRILLO GRUPPO SU FACEOOK FONDATO DA GABRIELE CERVI.  per studiare GRILLO 

  

Il sindaco di Firenze, Matteo RenziIl sindaco di Firenze, Matteo Renzi

ROMA – «Fino alla fine mi comporterò come un bravo soldatino»: Matteo Renzi aveva avvisato delle sue intenzioni i parlamentari amici, soprattutto quelli che mordevano il freno, e che lo avrebbero preferito meno ligio ai doveri di partito. 
Aveva spiegato una, due, tre volte che non avrebbe indossato i panni del pugnalatore di Bersani. Ma aveva detto loro anche altro: che finita la partita elettorale, quando la situazione si sarebbe stabilizzata, lui non sarebbe rimasto fermo. E il sindaco di Firenze ha tenuto fede alle promesse fatte. Ha lasciato chiaramente intendere che, una volta esaurito il tentativo del segretario di metter su un governo (tentativo su cui non scommette un euro ma che non ostacolerà) si riprenderà la libertà di parola e di azione.

Renzi sa che la partita che si apre adesso è complessa. Il pericolo – lo ha ammesso lui stesso – è quello di farsi «fagocitare» dai maggiorenti del Pd. Ma è un rischio che il primo cittadino del capoluogo toscano non pensa di correre. Prima di tutto perché non metterà bocca nei giochi interni. Non si spenderà a favore delle ipotesi che circolano in queste ore nel partito. Né le ostacolerà. Liberi i parlamentari del Pd di votare come capogruppo alla Camera Enrico Letta e come presidente dei senatori Maurizio Migliavacca. Liberi i big del partito di offrirgli delle vice presidenze dei gruppi. Libero lui di non farsi mettere in mezzo in questi giochi e giochini di palazzo.

Sempre per evitare di venir risucchiato nelle spire di un partito in affanno, Renzi che dà ormai per «morto» il tentativo di Bersani presso i grillini, tifa per le elezioni in tempi ravvicinati. Se voto ha da essere, che sia in ottobre, e persino a giugno basta che non si tenga a febbraio o a marzo del prossimo anno. Già, perché se così fosse andrebbe inevitabilmente a incrociarsi con il congresso del Pd. Esattamente ciò che Renzi non vuole. Il sindaco non intende farsi mettere in mezzo alle dinamiche precongressuali del partito, vuole tenersi lontano da tutto ciò, perché sa che se così non fosse, allora sì che verrebbe «fagocitato» e la sua candidatura alla premiership finirebbe per apparire l’ennesimo espediente dei maggiorenti del Pd per salvare il loro ruolo. 

Con le elezioni a ottobre Renzi avrebbe gioco facile nel proporre di rinviare il congresso (che per statuto dovrebbe tenersi appunto nell’autunno di quest’anno) causa primarie e voto. Con le consultazioni in febbraio, invece, questo slittamento non riuscirebbe e il sindaco rottamatore sarebbe costretto a entrare nella dialettica congressuale del partito. E invece è proprio sulla sua funzione di politico avulso dall’apparato che Renzi vuole giocarsi le sue chance prossime future. Non è casuale, in questo senso, il suo insistere sull’abolizione del finanziamento pubblico. Sarà questa la sua nuova, grande, battaglia: un tormentone incessante per mettere con le spalle al muro i maggiorenti del Pd e dimostrare che certi temi «non li ha inventati Grillo». 

Proprio per questo qualche tempo fa il sindaco di Firenze si è fatto fare da un «amico» fidato uno studio sulla situazione del partito. Situazione che lo ha lasciato di stucco. I dipendenti del Pd nazionale sono più di 180, tra quelli a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato. Una pletora di segretarie, segretari, impiegate e impiegati, tutti remunerati. Di più: ad alcuni viene anche pagata la casa. Nel «report» in questione si trovano dei numeri impressionanti: 14 persone all’ufficio stampa del partito, tre persone addette solo a Rosy Bindi, che ha anche un aiuto alla Camera e una portavoce che, è scritto nel rapporto, «non si è capito chi paga». Il meno importante dei dirigenti del Pd ha almeno due segretarie e 3.500 euro di stipendio. Che lievitano se ti chiami Nico Stumpo, e sotto di te, nel settore organizzativo del Pd, guidi otto persone tra segretari, funzionari e collaboratori. Nel rapporto si fanno le pulci a tutti, al direttore di Youdem , la pasionaria di Bersani Chiara Geloni, a Matteo Orfini, al tesoriere Antonio Misiani: un lungo elenco di nomi, con accanto retribuzione, eventuali secondi contratti e precisazioni sui costi dell’alloggio. 

È questo il motivo, dicono i renziani, per cui il Pd non potrà mai scavalcare il sindaco nella battaglia contro il finanziamento. Anche perché, tra l’altro, nelle ultime stime fatte, quelle del 2010, il partito aveva in Parlamento 102 dipendenti per la modica cifra complessiva di otto milioni di euro. Sono cifre che hanno lasciato di sasso il sindaco e lo hanno convinto ancora di più a combattere la battaglia per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti.

 

Maria Teresa Meli

 RIFORMIAMO I PARTITI E I SINDACATI

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L’assordante silenzio di Cgil Cisl Uil

L’assordante silenzio di Cgil Cisl Uil

Sul dopo elezioni e la situazione del paese continua la latitanza dei vertici confederali.
Anche per Giorgio Cremaschi serve uno tsunami nel sindacato.

 

Bisognerebbe forse rivolgersi a “Chi l’ha visto?” per avere notizie dei gruppi dirigenti di

CGIL CISL UIL. Sono scomparsi anche dallo spettacolo mediatico e se qualche presenza

c’è stata, non se ne è accorto nessuno.

Qualcuno potrebbe obiettare che questo avviene perché le grandi confederazioni

sono estranee all’avvitarsi su se stessa della crisi politica, fanno un altro mestiere.

Ma è difficile dimenticare il loro impegno pre elettorale.

La CISL è stata promotrice della lista Monti, mentre la CGIL ha investito tutto sulla vittoria

di Bersani. Entrambi i gruppi dirigenti di queste confederazioni sono dunque usciti

sonoramente sconfitti dal voto, a maggior ragione perché un gran numero degli

iscritti alle loro organizzazioni non li ha seguiti e ha votato 5 stelle.

Ma la scelta di collateralismo elettorale non è la causa, ma solo un disperato, fallito,

tentativo di affrontare così una crisi del sindacalismo confederale che ora sta precipitando

dopo anni e anni di scivolamento verso il basso.

Oggi milioni di lavoratori si chiedono a che serva il sindacato. E non perché abbiano

sposato le teorie neoliberiste secondo le quali la contrattazione sindacale sarebbe un

freno allo sviluppo. Ma al contrario perché sentono il sindacato assente o lontano dal

disastro della loro condizione sociale.

I precari e i disoccupati sono fuori dal mondo sindacale organizzato, ma anche

quest’ultimo è sempre meno tutelato dalla contrattazione. Gli accordi che si firmano

sono solo peggiorativi, sia quelli separati come l’ennesimo in Fiat, sia quelli unitari come

alle Trenord. Ovunque i lavoratori sindacalizzati ricevono piu danni che benefici

dagli accordi sindacali.

Si può obiettare a questo brutale giudizio che sempre nei momenti di crisi e

disoccupazione i sindacati hanno fatto fatica a reggere. Però bisogna anche provarci a

resistere.

Il governo Monti ha realizzato le sue peggiori controriforme, dalle pensioni all’articolo

18, e la sua disastrosa politica di austerità con il consenso della Cisl e con le

brontolate senza mobilitazione della CGIL. La UIL non è pervenuta.

Questo ultimo anno catastrofico per le condizioni complessive del mondo del lavoro

ha visto una complicità e una passività sindacale uniche in Europa, o in ogni caso in

contrasto clamoroso con quello che era considerato uno dei movimenti più forti del

continente. Le resistenze della FIOM e dei sindacati di base, le singole lotte aziendali,

non sono riuscite a fermare questa ritirata generale.

Si capisce allora meglio perché i gruppi dirigenti di CGIL e CISL si sono così platealmente

spesi nella campagna elettorale. Dalla vittoria dello schieramento amico speravano di

riottenere quel ruolo istituzionale che avevano perso senza lottare.

Non è andata così ed ora i gruppi dirigenti delle grandi confederazioni brancolano nel buio

, sperando in chissà quale miracolo che permetta loro di continuare così senza cambiare

nulla.

La burocrazia sindacale sente arrivare la crisi, ma spesso reagisce ad essa con la

chiusura al dissenso e l’obbligo alla fedeltà. Due operai, militanti sindacali esemplari

generosi e onesti, sono stati espulsi dalla CGIL a Padova perché su internet contestavano

i dirigenti. E non è certo il solo caso di autoritarismo nella vita interna.

Questo sindacato che oggi pare scomparso non produce autocritiche, non ricerca vie

nuove, non si rinnova né tantomeno si sburocratizza, ma pretende solo

l’arroccamento dell’organizzazione attorno ai gruppi dirigenti.

Eppure oggi come non mai le lavoratrici ed i lavoratori, i precari e i disoccupati, quel

65 % della popolazione il cui reddito non basta più per vivere, avrebbero bisogno di un

sindacato che lotti e soffra assieme a loro.

Serve oggi un sindacato di lotta e cambiamento sociale profondamente democratico e

totalmente indipendente dagli schieramenti politici. E se per ottenerlo occorre che

anche le grandi confederazioni siano colpite dallo tsunami che ha sconvolto il quadro

politico, bene che accada.

Il prezzo che il mondo del lavoro paga oggi, anche per la passività sindacale, è

troppo pesante e ingiusto per continuare così.

di Giorgio Cremaschi

 

 

 
La mossa di Renzi: studio sugli sprechi del PDultima modifica: 2013-03-11T10:31:00+00:00da mobbing21
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